Il lato invisibile della genitorialità
Questo articolo nasce a quattro mani: le mie, come psicoterapeuta che ogni giorno incontra uomini e futuri papà nel guado fragile delle trasformazioni, e quelle dell’amica e collega Giovanna Pietricola, psicoterapeuta che da anni lavora nel mondo della maternità, anche in centri specialistici.
Due prospettive che non vogliono dirsi addosso, ma affiancarsi perché la genitorialità è un viaggio a due voci.
Con Giovanna ci siamo detti che parlare solo di padri o solo di madri è un po’ come guardare una casa da una sola finestra.
La genitorialità è una struttura complessa: per capirla davvero devi entrare in tutte le stanze.
Questo articolo comprende, ovviamente, anche tutte le coppie omogenitoriali, che vivono la genitorialità con la stessa profondità, complessità e bellezza.
QUANDO UN UOMO DIVENTA PADRE: UN TERREMOTO SILENZIOSO
di Francesco Rappoccio
La paternità sembra semplice quando la guardi da fuori.
Poi arriva — e capisci che è più un’iniziazione che un evento.
In studio vedo uomini che entrano sicuri e uscire incrinati, ma nel modo giusto: come quando la luce trova un varco e illumina tutto.
LE PAURE DEI PADRI (QUELLE VERE, QUELLE DI PANCIA)
- “Sarò all’altezza?”
La classicona. Non lo dicono, ma lo pensano tutti. All’altezza della madre, dei modelli culturali, del proprio ideale di padre. - La paura di fare troppo poco
Molti uomini vivono la sensazione di rincorrere: la biologia sembra partita prima, l’istinto materno sembra più pronto. E loro temono di essere dei comprimari. - La perdita della mascolinità
Vecchi copioni insegnavano che l’uomo “non trema”.
La paternità li costringe invece a tremare — e molti lo vivono come uno smarrimento identitario. - Lo spettro di diventare “trasparenti”
Timori legati al desiderio della partner, allo spazio nella coppia, al ruolo domestico.
Il terrore di scomparire in un nuovo equilibrio nel quale non hanno ancora imparato a stare.
L’ATTESA DEI PADRI: UNA GRAVIDANZA CHE NON SI VEDE MA SI SENTE
È un punto che raramente viene nominato, e invece pesa.
I padri vivono una gravidanza psicologica, non corporea ma simbolica, dove tutto è sospeso:
- mani che non possono fare molto,
- emozioni che non sanno dove poggiare,
- fantasie che cambiano ogni settimana,
- paure che entrano come ospiti non invitati.
L’attesa per un padre è come stare sotto un portico durante un temporale: senti il vento, intuisci la pioggia, ma non ti bagni — non ancora.
E questo mix di coinvolgimento e distanza crea un cortocircuito emotivo potente: gli uomini vivono un conto alla rovescia che non sanno come raccontare, con un senso di precarietà che spesso li sorprende.
Molti padri in studio mi dicono:
“Mi sembra di aspettare qualcuno che non conosco ma che già amo.”
È poeticamente esatto e psicologicamente vero.
QUANDO NASCE UN FIGLIO, IL LAVORO DEI PADRI TREMA
Se ne parla poco, ma la nascita di un figlio smuove anche il terreno professionale dei padri. E non è roba da poco.
- Il conflitto invisibile: presenza vs. performance
Sentono il bisogno di essere presenti a casa, ma vivono l’idea — molto tradizionale — che “un buon padre deve portare sicurezza economica”.
Il risultato: uno strappo interno tra due identità che sembrano contendersi lo stesso uomo. - Il carico mentale… lavorativo
Nelle nuove famiglie spesso la madre è sovraccaricata; il padre, per compensazione psicologica, sente il dovere di “reggere” sul fronte professionale, anche a costo di logorarsi. - La paura di rallentare
Molti padri temono che chiedere congedi o più flessibilità li faccia percepire come meno competitivi, meno ambiziosi, meno “uomini”.
Rieccoli i vecchi copioni di genere, sempre dietro l’angolo. - L’identità lavorativa che cambia
Un figlio rimette tutto in prospettiva: le priorità, i ritmi, i sogni.
Alcuni uomini scoprono di non volere più la carriera che avevano inseguito; altri si sentono smarriti perché improvvisamente il lavoro non basta più a definirli.
La nascita di un figlio può essere un sisma che, se usato bene, ridisegna la mappa della vita. Se ignorato, può diventare un carico che pesa in silenzio.
PADRI MODERNI: FIGLI DEL PASSATO, ARCHITETTI DEL FUTURO
Gli uomini di oggi stanno reinventando la paternità da zero.
Senza modelli chiari, senza tradizioni da poter copiare, ma con un desiderio forte di essere presenti — non solo fisicamente, ma emotivamente.
Sono padri che imparano a stare nel mondo dei sentimenti senza vergogna.
Padri che si concedono di sbagliare.
Padri che, proprio grazie alle loro fragilità, stanno diventando più completi.
QUANDO UNA DONNA DIVENTA MADRE
di Giovanna Pietricola
Spesso, quando si pensa alla maternità, ci si immagina una mamma con il suo bambino in braccio. Ma quand’è che una donna inizia a sentirsi madre davvero?
Nei racconti delle mamme che incontro, emerge quasi sempre il ricordo del test di gravidanza. È positivo!
In quell’istante, il cuore sembra fermarsi. Rimane sospeso in un luogo indefinito, pieno di domande senza risposta.
È lì che nasce la consapevolezza che, da quel momento in poi, niente sarà più come prima.
LE PAURE: QUELLO CHE LE MAMME NON DICONO
Il mio bambino starà bene?
Paura che accompagna le mamme per tutta la gravidanza… e forse per tutta la vita.
Sarò pronta? Le ansie del travaglio
Il parto è unico e imprevedibile: paura del dolore, della perdita di controllo, dell’essere sole.
Nei casi più intensi si parla di Tocofobia.
Sarò una buona madre?
Paure figlie di una società che pretende perfezione anche nella maternità.
L’ATTESA DELLA GRAVIDANZA: CORPO, MENTE E RELAZIONI IN TRASFORMAZIONE
La gravidanza è un viaggio: il bambino cresce nella pancia e nella mente.
Il cervello si rimodella, l’identità cambia, i legami familiari si riorganizzano.
La donna non è più quella di prima, ma non è ancora madre a pieno titolo: è in trasformazione.
QUANDO NASCE UN FIGLIO, NASCE ANCHE UNA MADRE
Le mamme parlano di una “me prima” e di una “me dopo”.
Il corpo cambia, l’umore oscilla, le emozioni si confondono.
Tornerò ad essere “Me”?
Domanda che attraversa molte donne.
Molte non parlano dei sentimenti contrastanti e si sentono sbagliate.
La paura di perdere tutto e la rabbia
Il mondo va avanti, il partner torna al lavoro… e la mamma resta immobile.
Rabbia, paura, incertezza professionale.
Tra senso di colpa e paura di sbagliare
Giudizi camuffati da consigli, vecchi miti, isolamento.
Alcune si chiudono, altre delegano.
Il carico mentale
Essere sempre un passo avanti diventa pesante.
Competenza e solitudine si intrecciano.
Distanze invisibili nella coppia
Stanchezza e sbilanciamento dei carichi creano lontananza fisica ed emotiva.
MADRI MODERNE: TRA PASSATO E FUTURO
Le madri di oggi riscrivono la maternità: autentica, vulnerabile, reale.
Chiedono aiuto, accettano i limiti, rinunciano al mito della Wonder Woman.
Crescono insieme ai loro figli.
CONCLUSIONI
Crescere un figlio non è — e non è mai stato — un compito individuale.
È un intreccio di mani, voci, presenze.
Padri in trasformazione, madri in metamorfosi: due percorsi diversi ma paralleli, che chiedono sostegno, non giudizio.
La società ha il compito più grande: sostenere chi genera vita, proteggere chi entra nei ruoli più delicati, alleggerire chi porta il peso più grande.
Quando una madre viene sostenuta, quando un padre viene riconosciuto, quando la comunità si fa villaggio, crescono famiglie più sicure, bambini più sereni, adulti più liberi.
La società non mette pressione.
La società incoraggia.
E nel mezzo di questo sostegno condiviso, nascono padri, nascono madri — e nasce una nuova generazione.
“Ci vuole un villaggio per crescere un bambino.”
(Proverbio africano)
Per info e contatti
Psicologa Giovanna Pietricola (@psicologaaroma.pietricola.g) • Foto e video di Instagram
dott. Francesco Rappoccio (@francesco_rappoccio_psicologo) • Foto e video di Instagram